Non è sempre così, etica ed impresa talvolta coesistono.
15 anni fa ho avuto la fortuna di lavorare con un imprenditore agricolo visionario, che aveva cresciuto due figli maschi con grande severità e autorevolezza. Questi dirigevano con lui una realtà aziendale da 90 ettari, con una decina di dipendenti a tempo indeterminato e svariati stagionali. Egli sapeva condividere, il suo tempo, il cibo sulla sua tavola, gli obiettivi raggiunti. A casa sua c'era sempre una bottiglia di vino fresca per i suoi ospiti, un piatto ben cucinato per i suoi collaboratori, una parola buona e un consiglio sincero per chi ne avesse avuto bisogno. Egli trattava con correttezza i dipendenti, pagava con onestà quanto dovuto ed era un leader con l'esempio: primo ad arrivare e ultimo a spegnere le luci prima di andarsene.
Siamo in una società che difficilmente insegna a condividere. Che si tratti di esperienze, risorse, tempo. Mentre questo Patron Veneto sapeva il significato di questo verbo e lo rendeva quotidiano.
Nella sua azienda le persone si muovevano in armonia, magari affaticate dal lavoro, impensierite dalle responsabilità ma si respirava un'atmosfera positiva.
Ecco che se Emir Sader, critico marxista del mondo capitalista, lo avesse conosciuto, avrebbe finalmente capito che c'è una categoria di persone che fa impresa nella nostra regione che non si muove solo per i soldi, ma che si sente responsabile di un progetto e che vive l'impresa e che ne ha cura, come fosse la sua famiglia.
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